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La mia prima volta da schiava – Clarissa


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
27.07.2025    |    6.952    |    6 9.8
"“Che bello vedere la mia troia scopata da altri, ” disse, con la voce rotta dal piacere..."
Mi chiamo Clarissa, o almeno così mi chiamano ora. Non è sempre stato il mio nome, ma è quello che mi hanno dato quella notte, una notte che ha cambiato tutto. Sono passati più di trent’anni, ma il ricordo è ancora vivo, inciso nella mia pelle come un tatuaggio che non sbiadisce. Questa è la mia storia, la storia di come sono diventata la puttana di Marcello, di come ho scoperto un lato di me che non conoscevo, di come il desiderio e la paura si sono intrecciati fino a trasformarmi in qualcosa di nuovo. Non voglio nascondere nulla, né addolcire le parole: vi parlerò di cazzi, di culi, di sborra, di tutto ciò che è stato, senza filtri.Ero giovane, poco più che ventenne, e la mia vita era un caos di segreti e pulsioni. Mi piaceva vestirmi da donna, indossare calze di seta e mutandine che mi stringevano il cazzo in un modo che mi faceva fremere. Di tanto in tanto, mi recavo in certi cinema bui, di quelli che puzzavano di sudore e disperazione, per succhiare il cazzo di qualche vecchio. Non lo facevo per soldi, ma per il brivido, per quella sensazione di essere usata, di essere qualcosa di proibito. Era il mio segreto, un gioco pericoloso che mi eccitava e mi spaventava allo stesso tempo.Un giorno, per lavoro, mi trasferii a Padova. Presi in affitto una stanza in un appartamento condiviso con altri cinque inquilini. Tra loro c’era Marcello, un tipo sulla trentina, con i capelli mossi e un sorriso che nascondeva qualcosa di oscuro. All’inizio era solo un coinquilino, ma ben presto diventammo amici. Passavamo le serate a bere, a parlare di tutto e di niente. Una notte, dopo una bottiglia di vodka che ci aveva sciolto la lingua, gli confessai il mio passato. Gli parlai dei cinema, dei vecchi, del mio bisogno di sentirmi una troia. Non so perché lo feci, forse cercavo complicità, forse volevo solo liberarmi di quel peso. Lui mi ascoltò senza giudicare, con un lampo negli occhi che non riuscii a decifrare.“Vuoi succhiare un cazzo a un vecchio? So dove puoi andare,” disse a con tono casuale, come se fosse una cosa da niente. Mi indicò un posto, un angolo di strada vicino alla stazione, e mi disse quando trovarci. Io, ingenua, ci andai. Non sapevo che era una trappola. Mi seguì, nascosto nell’ombra, e mi fotografò mentre ero in ginocchio, con un cazzo rugoso in bocca. Quelle foto diventarono la mia condanna.Era un sabato sera quando tutto cambiò. Gli altri erano fuori, chi a casa, chi in discoteca. Eravamo solo io e Marcello nell’appartamento. Lui mi chiamò in camera sua, con un ghignò che mi fece gelare il sangue. “Guarda qua,” disse, sventolandomi le foto sotto il naso. Ero io, inequivocabile, con il cazzo di uno sconosciuto in bocca. “Se non vuoi che le vedano tutti, da ora sei la mia puttana.”Le sue parole avrebbero dovuto spaventarmi, ma c’era una parte di me che si accese. Essere sua? Essere usata? Non mi dispiaceva del tutto. Gli dissi di sì, senza sapere a cosa stessi andando incontro. Lui sorrise, come un predatore che ha appena chiuso la trappola. Aprì l’armadio e tirò fuori una valigia. Dentro c’era un mondo di lingerie: perizomi, reggiseni, calze, guepière, tutto di pizzo nero, rosso che che profumava di desiderio. “Scegli qualcosa,” disse. Io esitai di, non capendo bene cosa volesse. Lui si arrabbiò. “Puttana, stasera mi succhi il cazzo da vera troia. Scegli, o lo faccio io per te.”Scelse lui. Mi fece indossare un perizoma rosso che mi stringeva il cazzo, calze a rete che mi accarezzavano le cosce, e un corpetto di pizzo che mi faceva sembrare quasi una donna. “Guardati allo specchio,” ordinò. Mi avvicinai, con il cuore che batteva forte. Non ero più io. Ero una creatura nuova, una femmina fragile e oscena. “Cosa vedi?” mi chiese. “Una femminuccia,” risposi, con la voce tremante. Lui scoppiò a ridere. “Io vedo una travestita di serie B. Ma tranquilla, ti farò diventare una vera troia. Ora inginocchiati e succhiami il cazzo.”Mi inginocchiai. Lui tirò fuori il suo cazzo, piccolo e tozzo, niente di speciale. Lo presi in bocca, cercando di fare del mio meglio, ma era così piccolo che faticavo a sentirlo. Tre minuti dopo, schizzò due o tre gocce di sborra, che mi fece ingoiare con un ghigno. “Non sei soddisfatta, eh?” disse, notando la mia espressione. “Da stasera sarò il tuo uomo, e tu la mia merce. Ti offrirò ai miei amici. Sarà bello guardarti mentre ti fai sbattere da più cazzi.”Le sue parole mi colpirono come uno schiaffo, ma anche come una carezza. L’idea di essere usata, di essere la sua puttana, mi eccitava in un modo che non riuscivo a spiegare.Per una settimana, Marcello quasi non mi parlò. Ero confusa, spaventata, ma anche curiosa. Il venerdì, quando volevo tornare a casa per il weekend, mi fermò. “No, troia. Domani abbiamo una serata speciale. Ho organizzato tutto, e tu non vai da nessuna parte.” Ero furiosa, ma lui non accettò repliche. Mi disse che aveva preso un appuntamento con una trans, Isabella, che mi avrebbe “preparata” per la serata. Non capivo cosa intendesse, ma il tono della sua voce non lasciava spazio a discussioni.Telefonai a mia madre, inventando una scusa sul lavoro, e mi rassegnai. Il sabato mattina, gli altri coinquilini erano già usciti. Eravamo soli. Alle nove, Marcello mi ordinò di fare la doccia. “Togliti tutto il sudore della notte,” disse. Obbedii, sentendomi vulnerabile ma anche eccitata. Mentre mi lavavo, sentii il campanello. Era Isabella.Non ebbi nemmeno il tempo di vestirmi. Marcello mi chiamò con voce alta: “Aspetta prima di uscire dal bagno, ho una visita per te.” Mi coprii con un accappatoio e uscii. Isabella era lì, una trans alta e imponente, con i capelli neri e un’aria da dominatrice. Mi squadrò da capo a piedi, poi disse a Marcello: “C’è del lavoro da fare, ma per stasera la tua puttana sarà pronta.”Mi fece spogliare e mi ispezionò come se fossi un oggetto. Toccò il mio cazzo, che si indurì subito sotto le sue mani esperte. “Questo va ingabbiato,” disse, con un sorriso crudele. Poi mi fece voltare, mi chinò in avanti e iniziò a esplorarmi il culo. Prima con un dito, poi con due. Al terzo dito, gridai dal dolore. “È vergine di culo,” disse a Marcello, che annuì con un ghigno. Io confermai, con la voce rotta: “Non ho mai preso un cazzo in culo.”Isabella scoppiò a ridere. “Bene, allora sarò io la prima a incularla. Ma voglio di più. Voglio condurre la serata come mistress, e il suo culo sarà mio per primo. E per questo, voglio 200 mila lire extra.” Marcello accettò senza battere ciglio. Io ero terrorizzata, ma il mio cazzo traditore pulsava nella cintura di castità che Isabella mi aveva appena messo.Isabella tornò nel pomeriggio, con un trolley pieno di roba. Mi ordinò di stendermi sul letto, sopra un telo che aveva portato. Ero nuda, vulnerabile, con l’accappatoio abbandonato sul pavimento. Tirò fuori una bomboletta di schiuma da barba e iniziò a depilarmi. Prima il cazzo, che divenne liscio come quello di un bambino, poi il resto del corpo, fino alle chiappe. “Ora sembri una donna,” disse, soddisfatta. “Ma quel cazzo grosso non ti si addice.” Prese una cintura di castità dalla sua borsa e me la fissò. Il mio cazzo si indurì, ma la cintura mi faceva male, un dolore che mi eccitava ancora di più.Mi fece indossare un perizoma nero, calze a rete e un guepière che mi stringeva la vita. Poi mi provò una parrucca bionda, ma non le piaceva. “Troppo scontata,” disse, e me ne mise una nera, lunga e setosa. Mi truccò, con ciglia finte, eyeliner e rossetto rosso fuoco. Alla fine, mi porse uno specchio. “Guarda che bella putanella sei,” disse. “Da oggi sarai Clarissa, la troia.”Ero trasformata. Non ero più io. Ero Clarissa, una creatura fatta per il piacere. Isabella chiamò Marcello e gli disse: “Guarda come ho conciato la tua puttana. Ora falla succhiare.” Marcello si avvicinò, con il cazzo già duro. Non era più il cazzetto piccolo di prima: sembrava più grande, più imponente. Me lo infilò in bocca, e io lo succhiai con avidità. La sua cappella mi cresceva in gola, e dopo pochi minuti sentii uno schizzo caldo riempirmi la bocca. Era sborra, densa e salata. Ingoiai tutto, con il cuore che batteva all’impazzata.Non ebbi nemmeno il tempo di riprendere fiato che Isabella mi ordinò di mettermi a pecorina. Mi unse il buco con del gel freddo, poi appoggiò la sua cappella al mio ano. Spingeva piano, ma il bruciore era insopportabile. La implorai di fermarsi, ma lei non ascoltò. Estrasse un paio di manette e un morso dalla sua borsa. Mi ammanettò i polsi dietro la schiena e mi infilò il morso in bocca, per zittirmi. Poi, con un colpo deciso, mi penetrò.Il dolore fu lancinante, ma allo stesso tempo mi sentivo piena, completa. Isabella iniziò a stantuffare, sempre più forte, fino a lacerarmi. Sentivo il sangue scivolare tra le cosce, ma non potevo fare nulla. Ero sua. Ero la sua puttana. Con la coda dell’occhio, vidi Marcello che si masturbava, con un’espressione di pura estasi. Pochi secondi dopo, mi schizzò in faccia, la sborra che colava sul morso e sul mento. “Che bello vedere la mia troia scopata da altri,” disse, con la voce rotta dal piacere.Capii in quel momento che Marcello era un cuckold. Non voleva solo possedermi: voleva guardarmi mentre venivo usata, umiliata, scopata da altri. E io, Clarissa, ero diventata il suo giocattolo perfetto.La serata non era ancora finita. Isabella mi slegò e mi ordinò di ripulirmi. Mi guardai allo specchio: il trucco era sbavato, la parrucca storta, ma ero ancora Clarissa, la troia. Marcello mi disse che quella notte avrei conosciuto i suoi amici. “Ti offrirò a loro,” disse. “E tu farai tutto quello che vogliono.”Ero spaventata, ma il desiderio mi consumava. Quella notte, diventai davvero la puttana di Marcello. Mi scoparono in ogni modo possibile, cazzi che mi riempivano la bocca, il culo, le mani. La sborra mi colava dappertutto, sul viso, sulle cosce, sul guepière. Ero un oggetto, una cosa da usare, e mi piaceva.Da quella notte, Clarissa non è mai più sparita. È rimasta dentro di me, pronta a uscire ogni volta che qualcuno mi chiama “troia”. E Marcello? È ancora lì, a guardarmi, a godersi lo spettacolo della sua puttana perfetta.

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